Carcere di Latina, è sempre più emergenza: presto un tavolo interistituzionale

Casa circondariale di Latina

E’ sempre più critica la situazione riguardo il sovraffollamento delle carceri e delle difficili condizioni di vita all’interno degli istituto penitenziari. Un fenomeno sempre più in aumento e che nel Lazio, e in particolare nel carcere di via Aspromonte a Latina, sta diventando una vera e propria emergenza.

E’ una relazione del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, a fotografare la grave situazione. Quello che allarma è il numero di suicidi, che rappresenta solo la punta dell’iceberg di un disagio diffuso, di una pena ridotta troppo spesso alla pura e semplice funzione di allontanamento del reo dal contesto sociale senza però una prospettiva di rinascita.

“Nonostante – si legge nella nota diffusa dal Garante – nel corso degli ultimi anni, nelle carceri del Lazio siano stati realizzati numerosi interventi di manutenzione straordinaria, molti istituti penitenziari hanno importanti problemi di carattere strutturale. Nelle carceri del Lazio frequentemente è segnalata dalle persone detenute la presenza di infissi usurati e in stato di deterioramento, al punto tale da rappresentare un problema nella stagione invernale. Ne è un esempio l’istituto di via Aspromonte a Latina, dove soprattutto nella sezione maschile necessiterebbero di una quasi totale sostituzione. Un istituto che presenta altre gravi problematiche, sia per i pochi spazi a disposizione e sia per le condizioni di detenzione. 

Sul caso è intervenuta anche Luisa Regimenti, assessore al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia Locale, agli Enti Locali, all’Università della Regione Lazio:

“Mi sono fatta promotrice di un tavolo di lavoro interistituzionale, che sarà convocato nelle prossime settimane, che coinvolga il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, il Garante dei detenuti, le Asl e le associazioni che operano negli istituti penitenziari, per elaborare un Piano regionale di prevenzione dei suicidi negli istituti penitenziari. Ogni suicidio in carcere è una sconfitta per tutti e dobbiamo mettere in campo ogni iniziativa per spezzare questa catena di gesti estremi.

Prendersi cura dei detenuti significa anche migliorare le condizioni di vita di chi è chiamato alla custodia dei rei. Il fatto che il numero di suicidi tra gli agenti penitenziari sia molto alto non è un caso – conclude l’assessore – Lavorare in un carcere, dove le persone detenute dovrebbero essere 300 e, invece, sono il doppio, comporta un carico di lavoro e problemi da gestire molto complessi, a fronte di organici ridotti e provati. La nostra attenzione è rivolta tanto ai detenuti quanto agli agenti di polizia penitenziaria. Garantire la dignità delle persone detenute e di chi è chiamato alla custodia deve essere una priorità”.